“Ray è veramente riuscito ad avere un lavoro da sogno. Ha potuto fare ciò che voleva, in qualsiasi modo lo volesse fare: in questo percorso ha fatto molto per gli appassionati di cinema e musica. Alla fine ha costruito una compagnia di successo.”
Dagmar Dolby

Il cinema è da poco uscito dal silenzio: il 6 agosto 1926 viene presentato al Warner Theatre il primo film “sonorizzato” con sistema vitaphone: La pellicola “Don Juan” è accoppiata meccanicamente ad un disco a 33 giri, che riproduce esclusivamente musiche e suoni ambientali. L’anno successivo “Il cantante di jazz” è il primo film contenente dialoghi parlati.

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Il cantante di Jazz (1927)

Il 1933 è un anno difficile: Adolf Hitler prende il potere al parlamento tedesco, negli Stati Uniti è l’anno più duro della “Grande depressione“. Un tempo freddo e oscuro, lambito da suoni gracchianti e fruscio. Nell’inverno di quell’anno, nasce nella tranquilla Portland un bambino: il suo nome è Ray Milton Dolby. Fin dalla tenerà età, Ray si dimostra incline allo studio e alle materie tecniche. Trasferitosi in California con la propria famiglia, il giovane Dolby frequenta le scuole di San Francisco, rivelandosi uno studente modello ed entrando in contatto con il fermento che porterà alla nascita della “Silicon Valley“.

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la Ampex

Alla fine degli anni 40, Ray inizia uno stimolante lavoretto estivo all’interno dell’azienda Ampex. Alexander Poniatoff, fondatore della Ampex al termine della grande guerra, si specializza nella produzione di motori elettrici e generatori. Nonostante questo, una piccola sezione dell’azienda si occupa di sperimentazioni nel campo dell’audio professionale. Ray, addetto alla produzione di nastri di calibrazione, prende parte al progetto per la produzione del registratore modello “200“: quest’ultimo  diviene uno standard qualitativo, utilizzato dal cantante Bing Crosby per registrare le proprie trasmissioni radiofoniche all’emittente ABC. Una svolta nella vita di Ray giunge quando, in casa Ampex, si svolgono alcune indagini riguardanti studi condotti da alcuni scienziati tedeschi in tempo di guerra: tali esperimenti riguardano il comportamento delle onde radio e lo studio congegni elettronici sperimentali. Dolby è ormai un affermato ingegnere, con un lavoro stabile: la sua curiosità lo porta a compiere le prime esperienze significative nel campo dell’audio e del video.

Anno 1965: la guerra del Vietnam infuria, viene dato alle stampe l’album “Rubber Soul” dei Beatles, la sonda Mariner 4 invia le prime immagini ravvicinate della superficie marziana. La televisione è entrata prepotentemente nelle case e nelle vite degli utenti.  Ray, trasferitosi in Inghilterra per motivi di studio nel 1957 e laureato in fisica nel 1961, si trova a Londra: qui fonda i Dolby Laboratories e fa fruttare i suoi meticolosi studi. E’ la svolta: i laboratori mettono a punto il sistema Dolby A. questo brevetto, promette di ridurre il rumore di registrazione su supporto magnetico, da un valore di 60 db a soli 20 db: il segreto risiede nel registrare la traccia audio su due canali, uno forte ed uno debole, i quali daranno come risultante un suono nitido e pulito, privo del fruscio dovuto al trascinamento ed al magnetismo. Ray affronta un trasferimento in India, in qualità di tecnico per conto delle Nazioni Unite.

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il processore Dolby “A”

Nel 1966 Ray sposa l’amata Dagmar, conosciuta sui banchi dell’università quattro anni prima. Il Dolby A viene adottato dalla maggior parte delle case discografiche: i primi a credere nelle potenzialità del nuovo brevetto sono i tecnici e i dirigenti della Decca. La casa discografica si appropria, infatti, di tutta la catena produttiva interna ai laboratori Dolby. Nello stesso periodo, Ray incontra un giovane ed ambizioso pioniere nel campo dell’audio.

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Ray e Dagmar Dolby

Arance meccaniche e sospensioni pneumatiche.

Si affacciano gli anni ’70, con essi il concetto di altà fedeltà musicale o Hi Fi casalingo. i colossi nipponici industrializzano il settore, creando oggetti di riferimento per gli appassionati. Dolby si accinge a tornare negli Stati Uniti, portando i suoi laboratori a San Francisco. Henry Kloss, classe 1929,  è dal 1954 titolare della Acoustic Research. Insieme con il proprio ex docente Edgar Villchur, Kloss ha messo a punto un nuovo tipo di diffusore acustico. Si tratta di un sistema dinamico, costituito da altoparlanti la cui emissione posteriore è imprigionata da un mobile a tenuta ermetica: è la cosiddetta “sospensione pneumatica“, primo passo verso l’alta fedeltà. Ancora oggi, i diffusori AR-1 sono un punto di riferimento per gli audiofili di tutto il mondo.

Nel 1968, la sinergia tra Kloss e Dolby conduce allo sviluppo di un sistema casalingo, più semplice ed economico rispetto al tipo A. Nel 1971, la Advent Corporation (una delle società di Kloss) presenta al mondo il modello 201. Si tratta della prima piastra a cassette che incorpora il sistema Dolby B per la riduzione del rumore di fondo. Dalla collaborazione tra i due inventori nasceranno successivamente versioni aggiornate come il Dolby C ed S.

Dolby è ormai un uomo ricco ed appagato: ciò nonostante, nello stesso periodo in cui il sistema B si affaccia sul mercato domestico, Ray inizia a muovere i primi passi nel mondo del cinema. Il Dolby A viene utilizzato in fase di missaggio ed editing del sonoro per il capolavoro di Stanley Kubrik, “Arancia meccanica” (1971). Negli anni successivi, il sistema A viene applicato direttamente su pellicola.

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Arancia Meccanica è il primo film a cui viene applicato il Dolby “A”

Un suono “stellare” per il 35mm.

A detta del regista George Lucas, padre di “Guerre Stellari“, l’aspetto sonoro di un film ha un impatto pari a quello che detiene l’immagine proiettata sullo schermo. La sperimentazione di nuovi formati audio, affonda le proprie radici nell’avvento stesso del sonoro. Il film “Napoleon” (1927) di Abel Gance, viene rieditato nel 1935, imprimendo alla pellicola un audio stereofonico. Walt Disney, entusiasta innovatore, spende ingenti somme di denaro per mettere a punto (in collaborazione con la RCA) il sistema “Fantasound“, dotato di quattro canali audio ottici: applicato nel 1942 al film “Fantasia“, grazie all’introduzione del canale centrale, è il primo passo verso il suono multicanale. Successivamente, i formati Cinerama e CinemaScope prevedono rispettivamente sette e quattro tracce audio, rigorosamente su supporto magnetico. il formato 70 mm, infine, rappresenta una pietra miliare ed un punto di riferimento qualitativo a livello di visione ed ascolto.

Pur di elevata qualità, i formati sopra citati non sono esenti da difetti e, soprattutto, risultano estremamente dispendiosi: la “piccola” 35 mm resta la pellicola con la maggiore diffusione. Ray Dolby intuisce la necessità di creare uno standard per questo tipo di formato: nel 1975 viene messo a punto il “Dolby Stereo“. Questo sistema introduce sulla pellicola una traccia ottica stereofonica, la quale prevede l’uso di un decoder dedicato, che ricostruisce una colonna sonora suddivisa su quattro canali, variabilmente configurabili. Lo schema più diffuso prevede l’utilizzo di tre canali frontali (destro, sinistro e centrale) oltre ad un canale posteriore deputato al surround.

Nonostante il primo film equipaggiato con il nuovo sistema (il visionario “Lisztomania” di Ken Russel, 1975) non crei particolari entusiasmi tra il pubblico, il cambio di passo giunge due anni più tardi. Nel 1977 esce nelle sale “Guerre Stellari“: il film diviene presto un’icona pop ed entra nella leggenda. Parte del merito è dovuto alla cura che il regista George Lucas vuole riservare alla componente sonora del film. E’ il trionfo del multicanale targato Dolby e l’inizio di un’evoluzione costante nel miglioramento delle prestazioni sonore. Il successo è tale che, all’inizio degli anni ’80, vengono introdotti alcuni sistemi casalinghi per la riproduzione del Dolby Stereo. Viene scelto di rinominare questa variante con quello che diverrà un termine sinonimo di qualità sonora: Dolby Surround.

Nel 1987 i laboratori mettono a segno un nuovo colpo: nasce il Dolby SR (Spectral Recording). Come spesso accade, è lo stesso Ray a costruire il prototipo di un encoder che raccoglie le peculiarità dei sistemi A, B e C, oltre ad incrementare in modo drammatico la gamma dinamica delle tracce audio. Nel frattempo, il Dolby Surround non frena la propria corsa: rinominato “Pro Logic” (successivamente Pro Logic II e Pro Logic IIx), l’audio casalingo beneficia delle migliorie apportate dallo Spectral Recording. Aumentano i canali disponibili e fa la propria comparsa il canale dedicato alle basse frequenze: i subwoofer entrano, in modo massiccio, nelle case degli utenti.

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Il tramonto dell’analogico: l’alba dell’era digitale.

Agosto 1982: il primo Compact Disc viene stampato in una fabbrica tedesca di proprietà del colosso industriale Philips. Lentamente, il vecchio mondo dei supporti analogici cede il posto alla tecnologia digitale. I vantaggi del CD sono evidenti: maggiore gamma, decadimento del segnale praticamente inesistente e, soprattutto, assenza totale di rumore. Alla fine degli anni ’80 il CD sta soppiantando gli ingombranti dischi in vinile ma, soprattutto, le sempre problematiche cassette audio. il riduzione del rumore dei primi sistemi Dolby è destinata a scomparire nelle pieghe del tempo. Grazie alla lungimiranza di Ray e dei propri collaboratori, il marchio della doppia “D” troneggia però su ogni apparato ed in ogni sala cinematografica del mondo: i tempi sono maturi per abbandonare la vetusta strada analogica ed affacciarsi nell’era digitale.

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Nei laboratori Dolby c’è una consapevolezza: difficile, se non impossibile gestire un flusso di dati digitali per 5.1 canali senza comprimerli. Inizia così lo studio di un algoritmo, che tiene in considerazione  nozioni di psicoacustica e fisica del suono: nasce il formato AC-3, in grado di gestire fino a sette canali compressi in modo totalmente separato, il  vero motore del sistema Dolby Digital.

1992: esattamente dieci anni dopo la nascita del primo CD, esce nelle sale “Batman Returns“, il primo film presentato con audio Dolby Digital. Fin da subito, la prospettiva di esplorare nuove risorse, apre un acceso scontro tra il formato Digital ed il sistema dts: nonostante la (presunta) superiorità tecnica di quest’ultimo, il background e la rispettabilità acquisita dai laboratori Dolby, premierà ancora una volta i ragazzi di San Francisco.

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Il sistema Digital diviene un punto di riferimento in ogni settore: per anni, televisori, sistemi home theater e personal computer saranno fregiati dall’insegna Dolby Digital. Come fu per il Pro Logic, la corsa del nuovo formato non si arresta, proponendo sempre nuove configurazioni e upgrade. Nella primavera del 2012, i laboratori annunciano un nuovo standard: il Dolby Atmos promette un suono ancora più coinvolgente, grazie ad una nuova codifica ed all’uso di diffusori posti nelle zone fino a quel momento prive di copertura. il film Pixar “Ribelle” è il primo ad essere presentato con il nuovo sistema. Nel frattempo, i Dolby Laboratories muovono i primi passi nel campo della visione: i progetti riguardano la messa a punto di una migliore tecnologia per il 3D e la sperimentazione su immagini HDR.

Mentre il mondo è avvolto dal suono prodotto dai sistemi Dolby, l’uomo che ha reso possibile tutto questo, termina in silenzio la propria avventura terrena: Ray muore il 12 settembre 2013, a causa delle complicazioni portate dal morbo di Alzheimer e da una forma aggressiva di leucemia. La moglie ed i figli portano avanti i suoi progetti, continuando una corsa inarrestabile verso l’esperienza audiovisiva perfetta. Oggi, una stella posta sulla “Hollywood Walk of Fame“, celebra l’ingegno e la passione di un vero pioniere, uno sperimentatore che non ha mai smesso di guardare con entusiasmo al futuro. Un uomo al quale chiunque, appassionato o semplice spettatore, deve qualcosa in termine di emozioni.

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