CED: MISTERIOSI VIDEODISCHI MAGNETICI

L’eterno fascino delle forme circolari.

Fin dalla notte dei tempi l’uomo è affascinato dalle forme circolari: ne sono un esempio le misteriose spirali dipinte ed incise sulla roccia dai primi esseri umani. Da sempre il disco richiama nell’essere umano un senso di enigmatica perfezione , si tratti dello strumento brandito dal “Discobolo” di Mirone o degli inquietanti oggetti volanti avvistati nei cieli.

Agli albori della riproduzione multimediale, i pionieri in questo campo sapevano che il disco è la soluzione migliore per incidere informazioni: basta osservare la sezione di un cilindro di Edison, che successivamente verrà stirato ed appiattito, dando vita ai primi settantotto giri suonati su grammofono. A dispetto del proprio involucro quadrato, l’informatico floppy disk nascondeva al proprio interno un tondo cuore magnetico.

Le derive di questa duratura fascinazione ci portano nei laboratori RCA: sul finire degli anni ’60, un manipolo di coraggiosi e lungimiranti ricercatori sa che in futuro la riproduzione video non avverrà su pesanti bobine magnetiche, ma su comodi e leggeri dischi. Viene così messo a punto un supporto magnetico completamente anticonvenzionale. Visivamente simile ad un 33 giri in vinile utilizzato nella riproduzione di brani musicali, nasce il CED: acronimo di Capacitance Electronic Disc, questo ritrovato tecnico mostra fin da subito i propri limiti.

Arrivano i videodischi.

All’inizio degli anni ’70, il CED contiene un massimo di dieci minuti di contenuti video a colori. I progettisti sviluppano dapprima un sofisticato disco multistrato (soluzione utilizzata molti anni dopo nella produzione del DVD). Nonostante questo, diversi problemi progettuali (non ultimo la devastante usura portata dalla lettura meccanica del dispositivo) portano i tecnici ad optare per una soluzione molto più semplice: una mescola di PVC e carbonio, ricoperta da uno strato di silicone, può assicurare al disco una durata relativamente soddisfacente. Un ulteriore problema è portato da un elemento che non manca in ogni abitazione: la polvere. Viene infatti riscontrato un effetto deleterio portato da minime quantità di pulviscolo che colpiscono la superficie del disco. Per questo motivo, il videodisco non può essere utilizzato (e maneggiato) come un normale disco per la riproduzione audio. Viene così progettato uno speciale involucro protettivo, che permette di non esporre mai il disco: un bizzarro meccanismo di trasferimento al lettore fa in modo che il supporto passi dalla confezione al lettore senza mai essere maneggiato. Dopo anni di ricerche snervanti e sviluppo di ingegnose soluzioni, il 22 marzo 1981 viene immesso sul mercato (nell’ambito del progetto SelectaVision) il primo lettore di videodischi: contemporaneamente, viene messo a disposizione degli utenti un catalogo di circa cinquanta titoli .

Storia di un insuccesso.

Capace di contenere 60 minuti di film con audio stereofonico su ogni lato, il videodisco offre una qualità video paragonabile a quella di un buon vhs, perdendo però il confronto con il più performante LaserDisc. A decretare l’insuccesso del sistema non saranno i numerosi, piccoli difetti che caratterizzano supporti e macchine: il problema vero è la durata media di ogni singolo disco. A causa dell’enorme carico di lavoro, provocato dalla testina magnetica sui solchi, i dischi RCA hanno un numero garantito di riproduzioni che si attesta a 500 volte. Nonostante i costi elevati, il cugino digitale LaserDisc offre riproduzioni virtualmente illimitate, oltre ad una qualità video superiore e la possibilità di contenere codifiche audio multicanale.

Nonostante le aspettative, il pubblico non simpatizzerà mai con la filosofia del disco RCA. La guerra dei formati si sposta sul campo del nastro magnetico: vhs e Betamax eclissano ogni possibilità  di successo per il CED. Nel 1984 viene annunciata la dismissione del formato. Nell’era dello streaming, degli enormi flussi di dati e dell’altissima definizione, il videodisco RCA appare oggi come un oggetto di archeologia tecnologica. Goffo e limitato, il videodisco magnetico provoca sorrisi alle nuove generazioni. Queste ultime ignorano quanto, nel corso degli anni, enormi sforzi siano stati compiuti al solo fine di rendere il cinema casalingo una realtà.

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confronto tra vinile e videodisco

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