INTERVISTA A CLAUDIO SIMONETTI: IL PIONIERE DELLA MUSICA ELETTRONICA CHE NON TEME LE SPERIMENTAZIONI

Claudio Simonetti, autore di colonne sonore memorabili insieme ai Goblin, racconta il proprio rapporto con le innovazioni tecnologiche nel campo musicale.

Pensi a Profondo Rosso e nella mente si fa strada un motivo inquietante, il suono acuto del sintetizzatore che penetra nei timpani e consegna l’ascoltatore a suggestioni impossibili da cancellare. Claudio Simonetti può certamente dire di aver scritto pagine indelebili della musica cinematografica e non solo: una carriera lunghissima, frutto di un’insaziabile voglia di cimentarsi con nuove tecnologie.

In quale contesto avvennero i primi passi dei Goblin nel campo della musica per film?

In Italia alcuni gruppi prog si sono cimentati con musiche da film prima di noi. C’erano per esempio gli Osanna, che hanno suonato con Bacalov, così come i New Trolls. le loro però non erano musiche scritte con la funzione di essere colonne sonore. Noi fummo il primo gruppo a scrivere le musiche per un film: anche se inizialmente avremmo dovuto solo eseguire le musiche di Gaslini, cosa che in parte abbiamo fatto. Gaslini lasciò la scena, così scrivemmo noi la musica per Profondo Rosso.

Quale fu l’elemento distintivo della band?

Diciamo che i musicisti dell’epoca, che scrivevano le musiche per certi film, mi vengono in mente Cipriani, Micalizzi, i fratelli De Angelis, si ispiravano molto al rock dell’epoca, si rifacevano al sound che andava di moda allora. Quindi con una formazione di basso, batteria e chitarra molto aggressivi. Bastava però aggiungere un sottofondo d’orchestra e diventava un progressive orchestrale, chiamiamolo così. I Goblin erano una band pura, suonavamo solo con i nostri strumenti.

Cosa ci puoi dire di Suspiria?

Suspiria è certamente il film più famoso di Dario Argento, ma anche Profondo Rosso è abbastanza quotato. Per esempio, abbiamo avuto modo si suonare tutto Suspiria dal vivo durante la proiezione del film, ma quest’anno andiamo in tour con Profondo Rosso. In Giappone abbiamo avuto un grande successo con Suspiria . Il film ha avuto così tanto seguito che in realtà Profondo Rosso uscì dopo, con il titolo Suspiria parte seconda. Quest’anno torneremo in Giappone, dove suoneremo in anteprima mondiale Tenebre, cosa che fino ad ora non abbiamo mai fatto.

Sei figlio di un altro grande e prolifico musicista, il compianto Enrico Simonetti. A tuo padre piaceva il genere di musica che suonavano i Goblin?

Non ho mai lavorato con lui, ma gli piaceva molto il tipo di musica fatta dai Goblin, fu proprio lui a chiamarci per suonare le musiche di Gamma. Era fan del prog, anche se non era il suo genere.  Nel ’75 i Goblin restarono quindici settimane al primo posto con Profondo Rosso, alla sedicesima fu mio padre a spodestarci, proprio con Gamma. E’ scomparso a soli  54 anni, però mi fa piacere che abbia fatto in tempo a vedere che ho avuto successo.

Qual è stato il tuo primo organo?

Sono partito con Farfisa, il Compact Duo. All’epoca mio padre era testimonial della Farfisa quindi il primo organo che mi regalò fu proprio il Compact Duo.

Com’era suonare musiche per i film? 

Una volta le cose erano molto diverse da oggi. Noi andavamo in studio e suonavamo i brani a parte, poi il montatore li tagliava e li inseriva nel film: i pezzi venivano tagliati e montati ad hoc sul film.

Hai vissuto in pieno l’epoca del suono analogico e successivamente hai sperimentato quello digitale, quale consideri la migliore opzione?

Acquistai il mio primo Minimoog nel ’73, il primo synth famoso all’epoca, ma già scrivevo musica col computer nel 1983. Tenebre fu composto utilizzando batteria elettronica, sequencer e così via. Sono sempre stato un grande appassionato di musica elettronica, quindi ho vissuto tutti i cambiamenti radicali che ci sono stati nella musica, sia a livello di registrazione che come strumentazione. Il digitale suona un po’ più freddo ma è sicuramente più preciso. La registrazione su nastro dava molti problemi, aveva molti difetti. Dovevamo equalizzare tutto in virtù del fatto che poi avrebbe dovuto suonare diversamente sul nastro. Nel digitale è sempre possibile riequalizzare tutto, ognuno può richiamare la propria pagina e funziona sempre tutto. Nell’analogico no, una volta impostato, non si può più cambiare. Nella musica dal vivo l’analogico suona però molto meglio. 

Grazie a Claudio Simonetti per la disponibilità.

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