Lorella De Rossi porta avanti una tradizione di famiglia: il nonno Alberto, pioniere del trucco in Italia, ha curato l’aspetto di attrici del calibro di Anna Magnani, Liz Taylor e Audrey Hepburn (solo per citarne alcune). Il padre Giannetto, tra i migliori truccatori al mondo, è legato indissolubilmente alle produzioni horror di Lucio Fulci, ma ha collaborato con numerosi registi, tra i quali David Lynch (Dune) e James Cameron (Piranha paura). Ancora giovanissima, Lorella impara le tecniche e i segreti del mestiere. Nel 2000 vince un Emmy come componente del reparto di trucco della miniserie “Arabian Nights“: nel 2007 partecipa al make-up del film “Apocalypto“, che riceve la nomination agli Oscar per il miglior trucco. Nel 2009 vince il David di Donatello con il gruppo che ha realizzato il make-up per “Il Divo“. Nel 2011 arriva la nomination per il film “Gorbaciof“. Nei ritagli di tempo Lorella insegna ai giovani i segreti di questo mestiere.

La tua professione è affascinante ma, per certi versi, poco conosciuta. Quante branche prevede il lavoro del make-up artist?

Ormai il termine “make-up artist” può significare tutto e niente. Mi spiego meglio; con l’aumentare delle scuole di trucco escono centinaia di ragazzi e ragazze che si sentono già truccatori, ma non basta . Il mio mestiere si divide in quattro categorie, ovvero truccatore cinematografico, truccatore moda, truccatore televisivo, truccatore teatrale. Il mio mestiere è quello di truccatore cinematografico e non potrei né vorrei lanciarmi nelle altre branche elencate.

Quanto dura il percorso di studio e di formazione che porta a diventare un truccatore cinematografico?

Non finisce mai, nel mio caso non ho fatto nessuna scuola. Sono la quarta generazione di trucco in famiglia: iniziò il mio bisnonno dopo la guerra, poi mio nonno Alberto, che diventò uno dei truccatori cinematografici più famosi a livello internazionale. Era il truccatore personale di Anna Magnani, Audrey Hepburn, ha fatto Cleopatra con Liz Taylor… Poi mio padre Giannetto, attualmente uno dei cinque migliori truccatori al Mondo, che ha lavorato a film come “Novecento”, “C’era una volta il West”, “Il Gattopardo”, “Zombie”, “L’Aldilà”; insomma ha all’attivo intorno ai 160 film. Io ho iniziato con papà, a 17 anni facendo una vera, massacrante gavetta. Anche oggi che sono un capo reparto ed altri lavorano per me, io continuo ad imparare; continuo ad avere paura per ogni nuovo lavoro e continuo a mettere in discussione le mie capacità, perché non si finisce mai di imparare cose nuove ed ogni film, anche quello più semplice, nasconde sempre qualche insidia. In ogni caso, alla base del percorso che si sceglie di intraprendere, è importante saper almeno parlare inglese, non è concepibile non capire un attore straniero e l’inglese adesso è fondamentale.

Riscontri quindi che il pubblico possa avere, talvolta, una percezione non corretta nei confronti del tuo lavoro?

Se parliamo degli spettatori che vanno al cinema, ognuno giudica a modo suo. Sinceramente non mi sono mai posta questa domanda. Quello che mi preme, in ogni film al quale lavoro, è essere soddisfatta di come sto lavorando. Se non lo sono io, allora tutto va storto. Io do il massimo ma credimi, non mi sono mai preoccupata troppo del giudizio degli altri: non per presunzione, solo perché se devo pensare ai gusti altrui, sapendo che ognuno ne ha diversi, cambierei la mia visione del lavoro che ho in mente in quel momento.

Qual è stato il make up più complesso che ti è mai capitato di eseguire?

Sempre tutti! Ci sono fattori che lo rendono sempre difficile: una volta hai l’attore particolarmente ostico, quindi è necessario riuscire a portarlo nella giusta direzione, in altri casi c’è il fenomeno atmosferico che peggiora la tenuta di un trucco appena fatto… Diciamo che non mi sono mai trovata in difficoltà ad eseguire le cose, sono molto attenta. Eseguendo lavori come per esempio invecchiamenti, una volta usciti dal trucco tutto bene, poi magari sul set arriva il caldo a rovinare tutto… Certe situazioni mi fanno dannare. Ad ogni modo, il trucco più difficile ed impegnativo che ho fatto in assoluto è stata la pancia di nove mesi, sul set del film “Apocalypto” diretto da Mel Gibson, nel quale lavoravo in qualità di makeup supervisor. Un film lungo, difficile, stancante come mai nella vita… psicologicamente e fisicamente. Molto stressante, ci tengo a dire che non ho mai fatto uso di sostanze in tutta la mia vita… Ma per 4 mesi lavoravo 18-20 ore al giorno 5 giorni su sette, gli ultimi tre giorni di girato ho lavorato 42 ore di fila.

Quali sono le fasi che portano alla produzione e, successivamente, all’applicazione di protesi?

La protesi è un pezzo che si applica per modificare, oppure aggiungere qualcosa ad un viso o un corpo. Si chiamano prostetici o “prosthetics” all’americana. L’uso di prostetici per l’i invecchiamento, ad esempio non consiste altro che eseguire questi passaggi: Ammettiamo di lavorare su una persona di 40 anni, dobbiamo invecchiarla di 30… Come si fa? Innanzitutto, prendo la forma del viso (calco), ricreandolo in gesso, affinché con della plastilina io possa iniziare a modellare i tratti del viso per ricreare volumi e rughe naturali che possano ricreare l’effetto desiderato. Dopo di ciò faccio nuovamente il calco al viso modificato ed inizio a preparare i famosi prostetici, ovvero pezzi finti che andrò poi ad incollare sul viso. Tutto ciò però non può essere fatto se accanto a me non c’è un bravo parrucchiere che mette una parrucca, oppure cambia la pettinatura aumentando i capelli bianchi. Ci sono poi protesi che servono per ricreare effetti speciali, come ad esempio tagli, spari e mutilazioni.

Quanto tempo può richiedere un’operazione simile?

Un invecchiamento di 30 anni può richiedere 3 ore di lavoro, mentre applicare un naso circa 40 minuti; poi ogni volta ci può essere l’imprevisto, ma gli orari che diamo il giorno prima per il giorno dopo devono essere rispettati sempre.

Hai cominciato molto presto la tua carriera di make-up artist, c’è mai stata un’età nella quale hai pensato che avresti voluto prendere un’altra strada? Se sì, cosa avresti voluto fare?

Ma certo!!! Considera che, in modo amorevole, sono sempre stata la pecora nera di casa, quella che ha sempre sconvolto la pace e la serenità! Una volta diplomata in lingue, avrei voluto fare la biologa marina!!! Ma già verso i 17 anni avevo iniziato ad innamorami del lavoro di papà, piuttosto che quello di parrucchiera al cinema come mamma: questo anche perché lui non truccava solo “beauty”… che detto tra noi dopo un po’ che trucchi una donna, due palle tremende! Lui mi preparava gli zombie a casa, capisci?! Per un anno mi sono iscritta all’università, già sapendo che era una scelta sbagliata: sono negata per la matematica e tutto ciò che sono materie scientifiche! Poi, dopo un anno sabbatico, ho confessato a mio padre che non avevo combinato niente e volevo lavorare con lui. Da quel momento non ho più mollato un minuto.

Che rapporto hai con gli zombie del papà? ti spaventavano?

Io non vedo film horror, né splatter. Adoro i gialli e i polizieschi, guardo molto Fox Crime! Vedo giusto “The Walking Dead”, perché mi diverto a vedere come scempiano il trucco.

Come già accennato, tuo padre è considerato uno dei migliori make up artist al mondo: quanto ha influenzato il tuo stile e la tua tecnica?

Io ho cercato di prendere tutto quello che potevo per imparare ogni tecnica possibile: è ovvio che poi, maturando professionalmente, si modificano alcune cose, soprattutto perché la tecnologia ci porta prodotti sempre migliori, quindi certe metodologie cambiano inevitabilmente.

Che rapporto hai con l’immagine iconica del nonno Alberto?

Avrei tanto voluto conoscerlo. Lui se ne andò quando avevo solo due anni, è stato bello conoscerlo attraverso i racconti dei vecchi cinematografari che ho conosciuto, nei primi anni che ho iniziato a calpestare i set. Sono molto fiera di nonno e papà, rispetto ai quali sono però diversa. Loro hanno dedicato ogni secondo della loro vita perseguendo fama e gloria, riuscendo ad ottenerla, ma lasciando in un angolo la famiglia. Io metto la mia famiglia davanti a tutto. Poi viene il mio lavoro, che amo alla follia.

Riscontri interesse da parte delle nuove generazioni, riguardo il tipo di arte che porti avanti?

Oggi tutti pensano a fare soldi e conoscere gli attori, non ho ancora incontrato un vero appassionato come lo sono sempre stata io. Di questi tempi c’è poca voglia di sacrificarsi e molta invece di postare la foto con l’attore di turno.