Disegnatore, animatore ed imprenditore di successo: a Walt Disney dobbiamo alcuni dei film per ragazzi più famosi ed amati del secolo scorso. A dispetto della profonda magia insita nei suoi lavori, quello che emerge da resoconti e documenti dell’epoca è che Disney fu uno sfruttatore scorbutico e ottuso…

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Walt Disney con i suoi personaggi.

Walter Disney nasce a Chicago il 5 dicembre 1901. Dopo aver lavorato nell’azienda paterna e aver studiato alla scuola d’arte di Chicago, a soli sedici anni guida ambulanze per la Croce Rossa nella Francia devastata dalla prima guerra mondiale. Tornato in America, Disney cerca fortuna nel campo dell’animazione. Dopo varie esperienze, la svolta giunge grazie alla collaborazione con l’animatore Ub Iwerks. Insieme a lui disegna infatti Topolino, personaggio che diverrà il suo alter ego. Pioniere nel suo campo, Disney inserisce nei propri lavori effetti sonori e musiche: il primo Oscar arriva per “Flower and Trees” che è, di fatto, il primo cartone animato a colori.

Walt vorrebbe avere un figlio maschio come il fratello Roy, ma non ha successo. Con la moglie Lillian adotta due bambine, Diane e Sharon. Dopo un periodo di depressione ed una lunga vacanza, Walt torna al lavoro e produce il primo lungometraggio: “Biancaneve e i sette nani“. Inizia un percorso di grandi successi e brucianti sconfitte. tra un cartone e l’altro, Disney lavora alla creazione di parchi divertimenti. Nascono Disneyland e Walt Disney World, progetti in continua evoluzione. Walt Disney muore di cancro il 15 dicembre 1966. Dopo la sua scomparsa iniziano a spargersi strane voci riguardo il suo carattere difficile e alcuni lati poco chiari della sua vita privata.

SESSISTA E RAZZISTA.

Nel 2014 l’attrice Meryl Streep rivanga un vecchio luogo comune, secondo il quale Disney avrebbe avuto un rapporto “difficile” con i gentil sesso. La Streep afferma che “Walt Disney era un bigotto a cui non piacevano per niente le donne, e nella sua vita ha appoggiato una lobby antisemita”. Sono numerose le testimonianze secondo le quali Disney non avesse simpatia per le donne, è noto che ritenesse l’universo femminile inadatto allo sviluppo di lavori creativi.

c’è poi la spinosa questione di antisemitismo e razzismo. In questo campo i sospetti e le dicerie su Walt Disney sono innumerevoli. I corvi neri di “Dumbo“, il lupo travestito da ebreo ne “I tre porcellini“, il controverso “I racconti dello zio Tom” sembrano essere prove schiaccianti riguardo l’argomento. Pare che Disney fosse ostico riguardo l’assunzione di appartenenti a minoranze etniche: esistono poi leggende metropolitane secondo le quali Walt avrebbe intrattenuto rapporti con Leni Riefenstahl, autrice di numerosi documentari propagandistici del regime nazista. In questo caso sarebbe saggio avere una visione d’insieme del periodo. Non è un segreto che molte compagnie cinematografiche, farmaceutiche ed automobilistiche, unitamente a personaggi noti come Henry Ford, avessero dichiarate simpatie per l’antisemitismo e per la figura di Hitler. Va inoltre aggiunto che Walt Disney produsse, durante il periodo bellico, cartoni che andavano contro al totalitarismo nazista.

L’ANTICOMUNISMO, L’FBI E LA MASSONERIA

E’ totalmente acclarato che Disney fosse anticomunista: questo ha alimentato negli anni la leggenda secondo la quale egli collaborasse con l’FBI. Anche l’appartenenza del disegnatore alla massoneria è un fatto abbastanza noto: esistono documenti certi che egli fosse legato all’ordine DeMolay, vera e propria anticamera della massoneriapiù  nebuloso ed inquietante è la presunto utilizzo di simboli e messaggi massonici nei suoi film.

ACCENTRATORE E TIRANNO.

A dispetto dell’immagine paterna e rassicurante portata sullo schermo, è risaputo che Walt Disney fosse tutt’altro che docile. Scorbutico, maleducato e offensivo, trattava i propri collaboratori come schiavi: a dispetto dei grandi sforzi compiuti dai propri sottoposti, il padre di Topolino tendeva a non accreditare i nomi degli artisti nei cast dei propri lavori. Questo, unito a condizioni di lavoro a dir poco drammatiche, portò al famoso sciopero dei disegnatori  del 1941 che fece molto discutere negli Stati Uniti dell’epoca.

STRAGI DI ANIMALI, SCHELETRI E IBERNAZIONE.

1958: il documentario “White Wilderness” diviene noto per la terribile scena del suicidio dei lemmings. Secondo la tesi del film, infatti, i piccoli roditori si suiciderebbero quando la popolazione raggiunge un numero troppo elevato di individui. La cruda sequenza dei lemmings che si lanciano nel vuoto di una scogliera entra nell’immaginario collettivo e divulga la convinzione che tale comportamento sia veramente radicato nell’istinto delle bestiole. Nei decenni successivi, questa cosa viene sbugiardata: si scopre che i poveri animali sono stati catturati e spinti dalla scarsa vista a gettarsi dalla scogliera. Non esiste prova che Walt Disney fosse a conoscenza di questa mistificazione. E’ necessario però un doveroso appunto: Nel cinema gli animali sono stati maltrattati ed umiliati nei modi più vari. Centinaia di bestie sono morte in passato e continuano a soffrire, in barba ai messaggi rassicuranti nei titoli di testa e di coda nei film.

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La terribile sequenza del suicidio.

Non mancano poi storie da consegnare al puro e semplice folklore. Per anni si sparse la voce che la testa di Disney fosse stata ibernata dopo la sua morte: questa sarebbe poi stata seppellita sotto l’attrazione “Pirates of the Caribbean” di Disneyland. La stessa attrazione fu oggetto, negli anni passati, di una leggenda metropolitana che avrebbe voluto l’uso di veri scheletri umani affiancati ai fantocci animatronici. Riguardo questi fatti non esistono effettive prove, sono quindi da considerarsi leggende metropolitane.

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Disney posa con le teste dei pirati.

Possiamo quindi affermare che la più grande industria di sogni in celluloide della storia è, in verità, un ricettacolo di massoneria, occultismo e razzismo? oppure Walt Disney fu semplicemente figlio di quel novecento che produsse due guerre mondiali, totalitarismi e discriminazioni in ogni angolo del globo? Difficile produrre risposte certe. Disney fu un uomo di successo, che dovette fare i conti con grandi sconfitte personali, dolori e solitudine. Di lui rimangono i suoi indimenticabili personaggi, storie cariche di tematiche adulte e complesse. Rimane il grande merito (mai più imitato) di aver rispettato e stimolato l’intelligenza dei propri piccoli spettatori.