Compie 75 anni il quarto classico Disney, uno dei personaggi più amati della storia del Cinema. Tratto dal racconto di Helen Aberson “Dumbo- The Flying Elephant” illustrato da Harold Pearl, fu trasposto sul grande schermo da Walt Disney nel 1941 diventando uno dei personaggi più amati dagli spettatori di ogni età.

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Dumbo

Anno 1940: il lungometraggio “Fantasia” è un prodigio tecnico sotto ogni punto di vista. Per la sola traccia audio viene sviluppato dai laboratori Disney un brevetto rinominato “Fantasound” che apporta enormi benefici alla scena sonora ma i cui costi si aggirano intorno ai duecentomila dollari dell’epoca. Un enorme sforzo economico, che non vede i risultati sperati nell’immediato. Nonostante il grande successo infatti la Disney dovrà attendere il 1969 per ottenere un utile dal film, che è costato in totale più di due milioni e duecentomila dollari.

Serve un progetto a basso costo che copra, almeno in parte, le folli somme spese da Walt Disney per i suoi precedenti progetti. Finisce sul tavolo un libretto di sole 36 pagine intitolato “Dumbo- The Flying Elephant“, scritto da Helen Aberson ed Harold Pearl.

La storia narra di un cucciolo di elefante, nato in un circo: inspiegabilmente il piccolo sfoggia enormi orecchie che rendono il suo aspetto goffo e bizzarro. Non a caso viene chiamato Dumbo: il vocabolo inglese “dumb” può indicare un individuo muto, ma anche stupido. Il piccolo Dumbo è muto (in realtà nell’edizione originale del libro sostiene alcuni dialoghi), ma è anche considerato uno scherzo di natura dagli altri elefanti. Emarginato e schernito da colleghi e spettatori del circo, separato dalla madre, l’elefantino è solo. Unico amico il topolino Timoteo, che coglie la natura gentile del cucciolo e lo sprona a coltivare la propria autostima.

Ultimo tra gli ultimi, Dumbo scoprirà i propri straordinari poteri dopo una colossale sbronza (la famosa scena degli elefanti rosa): non a caso, saranno l’amico Timoteo ed un gruppo di corvi neri ad aiutarlo. Questi ultimi, per molto tempo percepiti come allusione offensiva nei confronti degli afroamericani dell’epoca, sono in verità l’esatto contrario: proprio in quanto segregati e discriminati, capiscono per primi il disagio del piccolo pachiderma.

Disney sceglie di creare un film semplice ed economico. Pur lontano dalle produzioni faraoniche dei precedenti lavori della scuderia, “Dumbo” non manca di qualità e ricerca. Come accadrà per i cerbiatti di “Bambi“, vengono introdotti negli studi veri elefanti, al fine di studiarne i movimenti e renderli naturali sullo schermo.

31 ottobre 1941: in attrito con la RKO, “Dumbo” esce nelle sale cinematografiche statunitensi. A dispetto del budget ristretto e della brusca svolta stilistica sarà il film Disney più proficuo del decennio. La triste storia del piccolo e sfortunato elefante entra nell’immaginario collettivo conquistando il cuore dello stesso Disney: il cineasta non farà mai segreto del fatto che “Dumbo” sia il suo film preferito.

Piccolo lungometraggio votato alla semplicità, “Dumbo” ha conquistato il cuore degli spettatori come pochi altri nella Storia. Un classico senza età, che dopo settantacinque anni non smette di commuovere ed emozionare vecchie e nuove generazioni di spettatori. Un gioiello straordinario, ricco di temi eterni come il valore dell’amicizia e l’importanza della diversità: un capolavoro garbato e tenero, imperdibile per chi non lo avesse mai visto ed indimenticabile per tutti gli altri.