Dal 15 luglio 2016 è disponibile, sulla piattaforma Netflix, la serie “Stranger Things”: questa prima stagione è suddivisa in otto episodi della durata di circa cinquanta minuti l’uno. Alla regia  sono impegnati i giovani fratelli Matt e Ross Duffer: nel cast spiccano i nomi di Winona Ryder, Matthew Modine e David Harbour.

Le vicende si svolgono nel 1983, nella tranquilla cittadina di Hawkins: Mike, Dustin , Lucas e Will sono quattro teenager tipici: tranquilli ed impacciati, vivono il passaggio all’età adulta sostenendosi l’un l’altro e giocando ad estenuanti partite di “Dungeons & Dragons“. La loro vita cambia repentinamente quando Will scompare nel nulla, inghiottito da una forza misteriosa. Sulle sue tracce si mette lo sceriffo Hopper, uomo dal passato doloroso e dal presente problematico, che tenta anche di sostenere la madre di WillJoyce, sempre più incline ad episodi di apparente schizofrenia. Nel frattempo anche il solitario fratello maggiore Jonathan cerca informazioni sul piccolo scomparso, intrecciando un’alleanza con Nancy, sorella di Mike, che ha perduto l’amica in circostanze simili a quelle di Will. La situazione si complica quando in città compare una misteriosa bambina  con i capelli corti: raccolta da Mike, rivela un numero tatuato sul braccio dal quale prende il nome”Undici” ed offre un aiuto ai tre amici per ritrovare il compagno scomparso.

Come in”Super 8” di J.J. Abrams, anche all’interno di questo “Stranger Things” non è difficile scorgere numerosi riferimenti alla decade degli ottanta. Oltre a riferimenti espliciti a pellicole celebri come “La Cosa” di Carpenter, “Star Wars” di Lucas e “La Casa” di Raimi, non mancano celati omaggi a veri e propri cult: se i quattro giovani amici non possono non ricordare i mitologici “Goonies“, la figura di Undici si ispira chiaramente alla inquietante Drew Barrymore di “Fenomeni Paranormali Incontrollabili” : il travestimento con la parrucca bionda e la sequenza delle biciclette riportano poi al personaggio di “E.T.“. Per i palati più raffinati non mancano riferimenti a pellicole cult come “Alien“, “Explorers” e “Stand by me“, solo per citarne alcuni.

La cultura pop degli anni ’80 è quindi sviscerata in un divertente gioco che porta lo spettatore ad osservare ogni singolo fotogramma, in cerca di riferimenti più o meno nascosti. La stessa Winona Ryder appare sullo schermo come un vero e proprio cimelio di quel periodo: il suo volto, reso icona dark dal film “Beetlejuice“, crea un ideale ponte tra coloro che vissero in prima persona quegli anni e quelli che, attingendo alla meravigliosa produzione cinematografica di quel periodo, possono solo allucinare quella che fu l’atmosfera del tempo.

Di seguito, un interessante filmato svela i numerosi omaggi che la serie rende a grandi pellicole del passato.