Il regista Peter Landesman firma, dopo “Parkland” e “La regola del gioco“, un nuovo film sui chiaroscuri della società americana. “Zona d’ombra” vede Will Smith nei panni del dottor Bennet Omalu, medico controcorrente che sfidò la NFL. Nel cast anche Alec Baldwin e David Morse.

concussion-movie-review-the-mmqb
Il film si ispira ad una storia vera.

Bennet Omalu è un anatomopatologo nigeriano emigrato negli Stati Uniti: scrupoloso e preciso (talvolta logorroico), Omalu nutre molto rispetto per le persone, sia vive che morte. Nel settembre del 2002 il medico compie un’autopsia anomala: il corpo da esaminare è infatti quello di un ex giocatore di football americano, Mike Webster, morto pazzo ed abbandonato a se stesso, poco più che cinquantenne. Escludendo patologie senili, Omalu decide di compiere esami approfonditi sul cervello del defunto: scopre così che Webster è morto a causa delle micro lesioni dovute ai continui scontri sul campo. I suoi studi vanno però contro gli interessi della potentissima NFL, non senza conseguenze per la sua vita privata.

Ispirato ad una storia vera, quella che portò alla scoperta della terribile sindrome encefalopatia traumatica cronica (CTE), “ Zona d’ombra” appassiona, soprattutto nella prima parte. Il film non risparmia una visione critica e disincantata della “mitologica” NFL: per la federazione è più importante salvaguardare l’indotto che portare a galla una terribile verità. Molto incisive le sequenze di veri scontri tra giocatori, immagini talvolta impressionanti.

Il volto violento e perverso del “sogno americano” viene proposto senza retorica: la vicenda si apre con un ritmo incalzante, sfilacciandosi però sul finale. E’ nell’epilogo, infatti , che prevale un certo “buonismo all’americana” da parte di Landesman, che sporadicamente scivola su alcuni cliché, così come accadde in “Parkland“. Questo non penalizza però la riuscita del film, al quale va attribuito il merito di affrontare un argomento relativamente originale in ambito cinematografico.