OLED, l’ultima frontiera dello schermo piatto. Questi monitor troneggiano nei negozi, attirando l’attenzione per l’incredibile qualità dell’immagine: ecco la loro evoluzione, dai laboratori ai nostri salotti.

Terza parte: arrivano i led organici.

Sul finire degli anni ’80 alcuni laboratori sviluppano pannelli compositi: attraversati da cariche elettriche alcuni materiali organici emettono luce. E’ l’inizio di una tecnologia divenuta un vero e proprio “Santo Graal” per gli appassionati: l’OLED (Organic Light Emitting Diode) sembra la premessa per la creazione del televisore perfetto. A differenza degli schermi a cristalli liquidi è infatti in grado di accendere e spegnere ogni singolo pixel, determinando resa cromatica e contrasto praticamente perfetti, oltre ad essere potenzialmente pieghevole ed avvolgibile.

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un pannello oled

Il maledetto blu.

la strada per i led organici sembrerebbe in discesa, se in fase di sviluppo non si riscontrassero alcuni problemi. Lo scoglio maggiore sembra determinato dalla complessità dei processi di produzione, fatto che spinge inizialmente pochissime multinazionali ad avventurarsi nella produzione di pannelli dedicati al largo consumo. Vi è poi un enorme limite fisico: si scopre infatti che i sub-pixel blu sono molto più soggetti a degrado rispetto a quelli verdi e rossi. Questo determina una limitata efficienza del pannello. Per anni tutto questo porta a credere che l’OLED sarà l’ennesima tecnologia morta in partenza, così come gli sfortunati SED.

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il blu è il tallone d’Achille della tecnologia OLED

Sony propone coraggiosamente alcuni monitor professionali di piccole dimensioni, ma i prezzi sono tali da renderne praticamente impensabile un uso domestico. Con l’uscita di scena della tecnologia plasma, i pannelli led sembrano essersi conquistati l’immortalità.

L’asso nella manica.

Nel silenzio, però, accade qualcosa di inaspettato: la coreana LG entra in possesso di un rivoluzionario brevetto. Nei laboratori Kodak si è giunti infatti a sviluppare un pixel organico di quattro colori: rispetto al tradizionale RGB (Red Green Blu) il WRGB (dove W sta per White) aggiunge il bianco puro. Questo significa un carico di lavoro infinitamente minore per i delicati sub-pixel blu, i quali non devono accendersi (assieme con gli altri) per riprodurre la luce bianca. E’ l’inizio della rivoluzione.

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il pixel WRGB confrontato con uno classico.

Il primo tv OLED 55″ a schermo curvo appare così sugli scaffali, catalizzando l’attenzione dei consumatori: non serve infatti essere esperti per rendersi conto dell’enorme qualità dell’immagine. A colpire è soprattutto il contrasto, dichiarato come “infinito“, visto che le zone prive di segnale rimangono totalmente spente. Questo restituisce immagini profonde e vibranti, come nessun tv led potrà mai fare.

i prezzi divengono sempre più competitivi, portando i tv OLED a competere con i top di gamma led. Questo potrebbe essere l’inizio della fine per i “vecchi” cristalli liquidi, ma attenzione: la Storia  insegna che non sempre sono i più forti ad avere la meglio.

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