SECONDA PARTE.

Il movimento hippie è alle porte, i giovani americani si ribellano all’establishment e desiderano un mondo diverso. I media riportano gli orrori provocati dalla guerra del Vietnam: è l’inizio della controcultura e del “Flower Power” . Il cinema cattura il diffuso malessere giovanile in alcune pellicole divenute icone immortali.

Il laureato.

Un giovane figlio di papà fresco di laurea intreccia una relazione con un’amica di famiglia sposata e successivamente con la figlia di lei. Nel 2016 una trama simile non scandalizzerebbe nessuno, ma se il film in questione risale al 1967 le cose cambiano. All’uscita nelle sale de “Il laureato“, la bigotta ed ipocrita America tollera che alcune cose accadano, ma non che se ne parli. Con la sua fiammante Alfa Romeo spider, il giovane Benjamin (Dustin Hoffman) conquista dapprima l’algida e vanitosa signora Robinson (Anne Bancroft), innamorandosi però della figlia Elaine (Katharine Ross). Il film non tratta solo il sesso, visto come iniziazione alla vita adulta, ma anche il gap generazionale tra una classe agiata, anestetizzata dal benessere, ed una nuova generazione che preferisce genuini valori universali ad oggetti ed effimeri piaceri. La bravura del regista Mike Nichols è assolutamente congeniale all’enorme talento di tutti gli interpreti: immagini iconiche, la bellissima colonna sonora  e lo scabroso tema trattato, fanno de “Il laureato” uno dei cult movie più amati di tutti i tempi.

Easy Rider.

Nel 1969 il giovane movimento hippie vive il suo grande sogno di pace e amore, ciò nonostante la fine del sogno è dietro l’angolo. Dennis Hopper è il cattivo ragazzo del cinema americano: il suo debutto sul grande schermo è nei panni del teppista, al fianco di James Dean in “Gioventù bruciata“. Anticonformista e ribelle, Hopper sposa in  pieno la causa del movimento hippie. Insieme all’amico Peter Fonda e a allo scrittore Terry Southern, Hopper stende la sceneggiatura di un road movie, un film che diverrà icona di un’epoca, di uno stile di vita e di una generazione: “Easy Rider“. Billy e Wyatt (soprannominato “Capitan America“) sono due spacciatori. Dopo aver piazzato un grande quantitativo di cocaina, i due investono i ricavi nell’acquisto di due scintillanti motociclette: il progetto è semplicemente un viaggio per partecipare ai festeggiamenti del carnevale di New Orleans. Lungo la strada i due incroceranno persone, storie e situazioni che li porteranno a riflettere sulla libertà e sulle profonde contraddizioni dell’America profonda. “Sesso, droga e Rock ‘n Roll” sintetizza perfettamente lo spirito di questo film, unico nel suo genere: un lavoro senza precedenti nel cinema, che sdogana l’uso massiccio di stupefacenti e l’idea di amore libero. Insieme all’indimenticabile colonna sonora, sarà un giovane Jack Nicholson (candidato all’Oscar per questo film) ad esprimere, in un memorabile monologo, l’anima stessa del film: –Quello che voi rappresentate per loro, è la libertà.[…] la libertà è tutto, d’accordo… Ma parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse. Voglio dire che è difficile essere liberi quando ti comprano e ti vendono al mercato. E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura.- (qui il dialogo completo)