Prima parte.

E’ il decennio più turbolento del ventesimo secolo. Dai tradizionalisti e conservatori Stati Uniti si scatena una rivoluzione culturale che metterà in cantina le vecchie convenzioni sociali. Nel 1957 viene dato alle stampe “Sulla Strada“, il romanzo di Jack Kerouac che diviene manifesto di una generazione che romperà gli schemi e sfiderà i propri padri. Gli anni ’60 cambieranno il volto e l’anima dell’intero pianeta. Alcuni film dell’epoca fotografano quel periodo: svolgono il loro compito con un’eleganza ed una potenza narrativa ormai totalmente perdute nel cinema contemporaneo. Film che hanno affrontato coraggiosamente i tabù e i lati oscuri della società americana e non solo.

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Jack Kerouac

 

Colazione da Tiffany.

Siamo nel 1961, i puritani Stati Uniti iniziano a fare i conti con la segregazione razziale: nei cinema viene proiettato “Colazione da Tiffany“. La giovane Holly (Audrey Hepburn) conduce una vita anaffettiva, sregolata e vive di espedienti: vuole lasciarsi alle spalle un passato difficile ed è sempre alla ricerca di un uomo ricco che la mantenga. Paul (George Peppard) è un pigro scrittore, che sbarca il lunario entrando nelle grazie di Liz (Patricia Neal), una signora ricca e matura. Adattamento cinematografico del celebre romanzo scritto da Truman Capote, “Colazione da Tiffany” risulta audace per molti dei temi trattati. Nel film, infatti, si lascia sottilmente intendere che Holly si guadagni da vivere prostituendosi con diversi uomini, così come anche Paul vende il proprio corpo in cambio di benefici, intrattenendo la relazione con Liz. Marilyn Monroe, fortemente voluta da Capote per interpretare Holly, avrebbe rifiutato il ruolo proprio a causa dell’ambiguità sentimentale del personaggio. Vi è inoltre una velata forma di razzismo nei confronti degli asiatici: il film viene spesso criticato a causa del modo in cui viene rappresentato il personaggio di Yunioshi (Mickey Rooney), fortemente stereotipato e regolarmente preso in giro dai protagonisti per il suo goffo accento.

Indovina chi viene a cena.

Il 21 febbraio 1965 l’attivista per i diritti degli afroamericani Malcolm X viene assassinato ad un discorso pubblico: la sua politica non disdegna l’uso della forza per affermare i diritti delle minoranze. Tre anni più tardi il pastore pacifista Martin Luther King  subisce la stessa sorte: il 4 aprile 1968 un cecchino lo uccide sparandogli un colpo alla testa. Ne seguono violenti scontri tra manifestanti e polizia che durano diversi giorni. Nel giugno 1967 alcune sentenze regolarizzano il matrimonio tra persone di etnie diverse. Un mese più tardi esplodono le sanguinose rivolte di Newark e Detroit.

In quell’anno il regista Stanley Kramer gira un film che diverrà icona della questione razziale: “Indovina chi viene a cena” racconta i dubbi e le paure di Matt Drayton (l’ultima grande interpretazione di Spencer Tracy), benestante e liberale. Le certezze coltivate per anni dall’uomo vacilleranno quando scoprirà che la figlia Joey (Katharine Houghton) ha deciso di convolare a nozze con il giovane medico afroamericano John Prentice (Sidney Poitier). La storia d’amore tra Joey e John si presta perfettamente a fare il punto della situazione. Nella scena del colloquio tra John e il padre, quest’ultimo afferma: – in sedici o diciassette stati d’America sarebbe un reato, sareste criminali…– summa dell’analisi lucida e disincantata che il film compie su quel periodo storico. Sarà il duro e lucido discorso finale di Matt Drayton a chiudere la questione: pur sottolineando le difficoltà che i due giovani dovranno affrontare nella miope e chiusa società americana, Drayton darà la propria benedizione al matrimonio affermando che Joey e John sono –due esseri perfetti-.