Dopo i premi Oscar vinti con il suo “Birdman“, Alejandro Gonzales Iñárritu torna nelle sale “The Revenant“, film con un passato turbolento alle spalle. Il progetto originale risale infatti al lontano 2001, quando il noto produttore Akiva Goldsman entra in possesso di un romanzo inedito che si intitola “The Revenant“. Inizialmente la regia sarebbe dovuta andare a Park Chan-wook, che avrebbe voluto come interprete del lungometraggio Samuel L. Jackson. Dopo l’abbandono da parte del regista sudcoreano, il progetto del film rimane chiuso in un cassetto per quasi dieci anni. Nel 2010 la sceneggiatura viene rivista e le redini della regia vengono affidate all’australiano John Hillcoat, che vorrebbe Christian Bale nei panni del protagonista. Anche Hillcoat abbandona il progetto e la regia viene affidata ad  Iñárritu.

The Revenant” si ispira alla storia del trapper Hugh Glass, personaggio realmente esistito a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, le cui imprese sono entrate nella leggenda. Hugh è vedovo di una donna della tribù Pawnee, dalla quale ha avuto un figlio di nome Hawk. Dopo un attacco da parte degli indiani Ree, la compagnia nella quale si trovano Glass e il figlio ormai adolescente, deve fuggire in direzione del fortino alla ricerca di rinforzi. Durante il percorso Glass viene aggredito da un orso Grizzly, che lo riduce in fin di vita, senza però ucciderlo. Troppo difficile da trasportare e dato per spacciato, Glass viene vegliato dal figlio Hawk, dal giovane Bridger e dall’avido ed infido Fitzgerald. Quest’ultimo, interessato solo alla ricompensa, ucciderà il figlio di Glass, che verrà a sua volta sepolto vivo: a dispetto dei pronostici, però, il trapper non muore. Inizia così il difficile cammino verso la guarigione, in funzione di quella vendetta che spinge un padre ad affrontare prove incredibili, pur di rendere giustizia al figlio morto.

Protagonista del film è la natura selvaggia: più che Di Caprio (bravissimo) e Hardy (stupefacente) è infatti la foresta a troneggiare su ogni singola scena. Una natura in grado di togliere tutto, ma anche di donare la vita sotto molteplici forme. Paesaggi enormi, infiniti si stagliano sotto gli occhi di Glass, che dovrà assecondare il volere della foresta vergine per poter raggiungere il proprio scopo. Fitzgerald, che diviene la nemesi di Glass, è un uomo reso arido da un’esistenza grama e da episodi traumatici che lo hanno portato a contare solo su se stesso. Anche i nativi americani trovano finalmente una loro dimensione umana. In una terra stuprata dagli europei (di cui i francesi sono l’esempio più palese all’interno del film), le diverse tribù pensano esclusivamente alla propria sopravvivenza, all’alba di quello che sarà il loro olocausto.

The Revenant” è un film maestoso, imponente e con pochi, perdonabili difetti. Eccessivamente lungo su alcune scene, rende a volte poco fluido lo scorrere dei minuti. Rimane l’interpretazione davvero convincente di Leonardo Di Caprio, che a tratti rischia di essere oscurata da prestazioni sorprendenti da parte dei coprotagonisti. Tom Hardy dona incredibile profondità ad un antagonista che sarebbe stato molto facile relegare al piatto ruolo di trapper senza cuore. Meritevoli anche le interpretazioni di Will Poulter e Domhnall Gleeson. Un onesto film di sopravvivenza e vendetta, che merita di essere visto… possibilmente su uno schermo cinematografico.