FLOP TRICOLORE: QUATTRO FILM EMBLEMATICI

Viaggio nel cinema furbetto all’italiana.

L’eredità lasciata da Federico Fellini e Vittorio De Sica non ha impedito al cinema italiano di creare piccoli mostri. Di seguito vengono proposti quattro film, accomunati dal segno “meno”. Quelle che dovevano essere grandi operazioni di marketing, si sono rivelate flop più o meno devastanti al botteghino: la prova che quando il cinema sbaglia, il pubblico non perdona.

Jolly Blu (1998).

Claudio Cecchetto produce questo film diretto dal famoso regista di videoclip, Stefano Salvati.

La storia si svolge intorno al Jolly Blu, bar di provincia che rischia la chiusura. Max (Max Pezzali), frequentatore del bar e aspirante cantautore, decide con i suoi amici di organizzare una festa per salvarlo. Notato da un talent scout (Saturnino), Max verrà ingaggiato da un’etichetta discografica.

Il tentativo di riportare in auge il “musicarello” si rivela un flop. La critica stronca “Jolly Blu“, considerandolo un prodotto meramente commerciale, teso a sfruttare la popolarità degli 883 e degli altri personaggi noti che appaiono nel film. Anche il botteghino non premia l’idea (va detto che il film viene proiettato in sole quindici sale sul territorio nazionale). Al suo debutto sul piccolo schermo però, “Jolly Blu” riceve una buona accoglienza, registrando il 15% di share. Nonostante la pochezza recitativa dei personaggi, il film è un ricettacolo di volti noti della musica e della tv dell’epoca: cosa che potrebbe renderne divertente la visione da parte dei “diversamente giovani”.

Alex l’Ariete (2000).

Il compianto Damiano Damiani, regista al quale dobbiamo film come Il Giorno della Civetta e Un genio, due compari, un pollo, scivola clamorosamente su questo tentativo di introdurre Alberto Tomba, grande icona sportiva, nel difficile mondo della macchina da presa.

Alessandro Corso, carabiniere delle forze speciali soprannominato “Alex l’Ariete”, deve scortare la ribelle Antavleva (l’improponibile Michelle Hunziker) per portarla a testimoniare davanti ad un giudice. La ragazza è infatti testimone dell’omicidio di una sua amica.

Rimasto negli annali come uno dei peggiori tonfi della storia del cinema italiano, Alex l’Ariete porta in sala ben 285 spettatori, incassando la bellezza di tre milioni delle vecchie lire. Proprio a causa di situazioni improbabili e livelli interpretativi da recita scolastica,questo “capolavoro” diverrà negli anni un cult assoluto della cinematografia “trash“.

Troppo Belli (2005).

Forse il film trash italiano per eccellenza. All’apice della loro “carriera” , Costantino Vitagliano e Daniele Interrante sono protagonisti di un film che racchiude in se tutto il “tronismo” tipico della prima decade del nuovo millennio.

Daniele e Costantino sono due ragazzi della periferia italiana. Trentenni e senza prospettive, sono l’oggetto del desiderio di tutte le ragazzine del loro quartiere, che non perdono occasione di accaparrarsi feticci dei loro idoli. La svolta sembra arrivare quando una sedicente agenzia entra in contatto con loro per lanciarli nel mondo dello spettacolo.

Quello che doveva essere un fenomeno di costume, si tramuta in un flop dalle dimensioni apocalittiche. Previsto in 250 sale italiane, il film sparisce senza lasciare traccia due settimane più tardi, incassando circa settecentomila euro. Va meglio per la versione home video: sono infatti novecentomila i coraggiosi ad aggiudicarsi il DVD. Un film talmente brutto da risultare decisamente divertente per una serata tra amici.

Game Therapy (2015).

Quando giocare ai videogiochi diventa un lavoro. Una produzione internazionale per lanciare i due “talenti” Favij e Clapis.

Due nerd emarginati si rifugiano nel gioco per sopperire alle difficoltà della vita scolastica. Un bel giorno vengono a conoscenza di un macchinario che li trasporta in un mondo parallelo, fatto ad immagine e somiglianza dei loro videogame.

La sorpresa di questo film non è tanto nei circa settecentomila euro raccolti nelle sale (poco se si parla di film main stream, buono se consideriamo la nicchia). Quello che colpisce è che qualcuno si sia preso la briga di mettere tre o quattro ragazzini (il cui talento è smanettare joypad e/o mettere le loro imprese su youtube) all’interno di un film. Un po’ Il tagliaerbe un po’ Matrix, Game Therapy è la conferma che i flop degli anni precedenti non hanno insegnato nulla. Rimane così un terribile sospetto: quello che il cinema sia divenuto sempre più autoreferenziale e privo di ispirazione, premiando idee che tali non sono lasciando che la mediocrità prevarichi il talento.

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