M. Night Shyamalan ci propone un ritorno alle sue origini registiche, dirigendo questo ultimo lavoro: “The Visit“.

Una tranquilla vacanza dai nonni.

I fratelli Rebecca e Tyler fanno visita ai nonni materni per la prima volta. La madre Paula, infatti, non ha più contatti con i propri genitori da moltissimo tempo. Approfittando di una crociera intrapresa da Paula, fratello e sorella si recano nella città dove incontrano quei nonni che non hanno mai visto, nemmeno in foto. Rebecca, adolescente insicura ed appassionata di documentari, filma ogni momento della nuova esperienza. A darle manforte il fratellino Tyler, ipocondriaco, che sogna di essere un rapper. Il rapporto con i nonni è dapprima idilliaco. Con il passare dei giorni (e delle notti) le cose cambiano e i due anziani coniugi mostrano atteggiamenti sempre più strani ed inspiegabili.

Il ritorno di Shyamalan.

Dopo aver diretto alcuni lavori controversi, che hanno fatto storcere il naso ai fans della prima ora, Shyamalan recupera le atmosfere tese e cupe che lo portarono al successo con film come “Il Sesto Senso“, “The Village” e “Signs“. Decide, in questo caso, di fare ricorso ad una formula molto usata (ed inflazionata) nella cinematografia più recente: il finto documentario o mockumentary. Il regista si approccia a questo stile con pulizia e consapevolezza, rendendo i filmati “amatoriali” di Rebecca verosimili, mai confusi o superflui, creando un ibrido ideale tra filmato e film vero e proprio. A completare il tutto, un’ottima prestazione da parte di tutto il cast, soprattutto dell’attrice Deanna Dunagan, particolarmente convincente nella sua interpretazione.

Come nella migliore tradizione del Cinema di Shyamalan, numerosi sono i messaggi nascosti e le implicazioni del film. Viene affrontato il difficile tema della vecchiaia, qui analizzato con lucida freddezza e privato di stucchevoli sentimentalismi: a contrapporsi, la grande fragilità che divora l’anima di ogni adolescente. Due stadi opposti della vita (in un certo senso i più dolorosi e spaventosi) finiscono per incontrarsi e trovare tra loro alcune affinità. C’è, infine, il tema del perdono, forse quello che più pervade questa pellicola. Nel toccante monologo finale di Paula, tutto il senso di vuoto lasciato da anni di incomprensioni, che porta ad imparare una lezione molto importante: Mai portare rancore a chi ci ha amati incondizionatamente.