I retroscena del film più misterioso della Storia del Cinema.

Esiste un film chiuso in una cassaforte da decenni, un film che probabilmente nessuno vedrà. Attualmente l’unica copia al mondo di questo lungometraggio è custodita alla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, con la promessa di non divulgarne il contenuto per i prossimi dieci anni. Su internet è apparso uno spezzone di pochi minuti che mostra un breve “making of” (vedi link).

Tra le pellicole più controverse e discusse “The Day the Clown Cried” è forse il caso più eclatante ed è considerato da molti il film più misterioso della storia del cinema. In effetti per molti anni si è saputo poco o nulla di questa pellicola, diretta ed interpretata dal grande comico Jerry Lewis.
Su questo film si è detto di tutto e di più, la sua aura leggendaria ha incuriosito generazioni di cinefili, pochissimi i particolari trapelati nel corso degli anni. Procediamo con ordine.

jerry-lewisE’ il 1971, l’anno della morte di Jim Morrison e della sanguinosa repressione di Attica. Jerry Lewis sta affrontando un tour teatrale che lo porta a Parigi, precisamente al teatro Olympia, dove incontra il produttore Nathan Wachsberger della “Europa Studios” il quale gli propone di girare un film totalmente finanziato dalla propria casa di produzione. Precedentemente molti altri volti noti dello spettacolo tra i quali Dick Van Dyke, hanno inspiegabilmente rifiutato l’offerta. Anche Lewis mostra fin da subito molta cautela, visto il tema trattato. Il soggetto del film narra infatti la storia di un clown alle prese con un campo di sterminio. Alla fine, confortato anche da una sceneggiatura rivista e corretta, Lewis si convince ed accetta.

Alle porte della primavera 1972 la troupe di “The Day the Clown Cried” si trova in Svezia, precedentemente Jerry si è recato in alcuni campi di concentramento nazisti per raccogliere 1000509261001_2212136098001_BIO-Biography-Jerry-Lewis-Multitalented-Comedian-SF-HD-768x432-16x9idee e girare alcune esterne utili per il film. Persi molti chili per rendere più impattante il proprio personaggio sullo schermo, l’attore e regista, la cui immagine inizia ad appannarsi dopo anni di grandi successi, sembra essere ossessionato da questo film. Pare che Lewis metta continuamente mano al copione per modificarlo.

Le riprese del film iniziano sotto una cattiva stella, l’equipaggiamento viene inizialmente smarrito. Come se non bastasse i fondi promessi da Wachsberger stentano ad arrivare e Lewis è costretto a pagare di tasca propria la maggior parte delle spese. Alla fine del tormentoso processo di produzione, alcune beghe legate alla distribuzione del film (Wachsberger aveva nel frattempo perso i diritti sulla pellicola) decretano la mancata uscita nelle sale.

Lewis alla macchina da presaThe-Day-the-Clown-Cried

Ad oggi esiste una copia riversata su cassetta del film, proprietà dello stesso Jerry Lewis. Il negativo è chiuso a chiave in un posto non meglio precisato ed è nelle mani della Biblioteca del Congresso: non vedrà mai la luce, almeno fino alla dipartita regista.

Ma cosa contiene quella pellicola?

Il film, ambientato nella Germania nazista, narra la storia di Helmut Dorque (interpretato dallo stesso Jerry Lewis), un clown tedesco la cui carriera si avvia al tramonto e che per una serie di 003-jerry-lewis-theredlistsfortunati eventi viene arrestato dalla polizia militare tedesca per crimini ideologici. Detenuto in un campo di concentramento per prigionieri politici, si dimostra ruvido e scontroso con tutti. Pur esaltando le proprie doti di clown, rifiuta di esibirsi nella propria arte, nonostante le richieste degli altri prigionieri. Un giorno, dopo l’ennesimo battibecco, viene malmenato e gettato nel fango dagli altri prigionieri. Questa visione provoca le risate di alcuni bambini che osservano la scena da una sezione del campo separata dal filo spinato. Dopo una breve esibizione a favore dei piccoli prigionieri, Dorque viene fermato brutalmente e messo in cella di isolamento. Qui gli viene proposto dal comandante del campo di rivedere la sua condizione di prigioniero, in cambio dello sfruttamento della propria attitudine artistica, per alleviare le sofferenze dei bambini che si avviano ad essere sterminati nei campi di concentramento. Dopo aver accettato, Dorque si trova accidentalmente su un treno che lo porta ad Auschwitz. Giunto a destinazione, gli viene offerto di accompagnare i bambini fino alla soglia delle “docce” in cambio della libertà. Helmut Dorque accetta, ma giunto alle porte delle camere a gas viene colto dal rimorso ed entra anch’egli. Qui, attendendo l’effetto dei vapori di Zyclon-B, da spettacolo di fronte alle piccole vittime per l’ultima volta.

The day the clown cried
Un fotogramma dall’unico spezzone di film reso noto al pubblico

Jerry Lewis non parla volentieri di questo suo lavoro. Pare che ai giornalisti che intervistano l’attore, venga raccomandato di non menzionare il film e venga vietato di porre domande riguardo quest’ultimo.  Nelle rare occasioni in cui Lewis ha parlato di questo lavoro, le sue dichiarazioni hanno lasciato pochi dubbi riguardo il motivo per il quale la pellicola non è mai stata resa pubblica.

Nel 2013, in occasione di una intervista ha dichiarato:

“sono imbarazzato da quel film. Mi vergogno di quel lavoro, e fui grato all’epoca di avere avuto il potere di non farlo uscire, e non lascerò mai che nessuno lo veda. Era tremendo, tremendo, tremendo.”

Nello stesso anno, ospite al Festival di Cannes ha ribadito il concetto:

“Era un brutto film. Non lo vedrete oggi e non lo vedrà mai nessun altro.”

Si potrebbe pensare che questo sia solo un forte atto autocritico di Lewis, ma pare che altri pochi fortunati (o sfortunati, fate voi) abbiano potuto assistere alle rarissime proiezioni di questa pellicola.jerry_lewis_76637Tra questi spettatori (la giornalista Lynn Hirschberg per conto della rivista “Rolling Stone”, il co-regista Sven Lindberg,  gli stessi sceneggiatori Charles Denton e Joan O’Brien e il produttore Jim Wright) spiccano le dichiarazioni dell’attore Harry Shearer che ebbe modo di visionare il film insieme al regista dell’edizione 1979 della trasmissione “The Jerry Lewis Labor Day Telethon”, Joshua White .

Nel 1992  Shearer ebbe a dire:

” Come in molte di queste opere, le premesse, o il concetto, sono migliori del risultato finale stesso. Ma vedere il film è stata veramente un’esperienza terrificante. Il film è così drammaticamente sbagliato, il pathos e la commedia vengono così malamente mescolati da essere totalmente fuori luogo, l’unica cosa che si può affermare vedendo il film è: Oh Mio Dio!”

Nello stesso articolo viene raccolta anche la testimonianza del sceneggiatore Joan O’brien il quale dichiarò che a causa delle continue modifiche apportate da Lewis, il premontaggio del film si rivelò a dir poco lacunoso.

Già, queste incessanti variazioni al copione che il regista apportava come in preda ad uno stato ossessivo. Ci sono domande che, alla luce della storia raccontata, è difficile non porsi. Cosa tormentava Jerry Lewis?

Nella sua autobiografia, Lewis scrive queste parole:

“Il pensiero di interpretare Helmut mi terrorizzava”

jerry_lewis_nutty_profGli anni 70 segnano per l’ormai ex “picchiatello” l’inizio di una fase nuova della propria carriera. I suoi film non sono più campioni d’incassi e l’acclamazione raggiunta con “le folli notti del dottor Jerryl”  appartiene al lontano 1963. Il suo film “scusi, dov’è il fronte?” del 1970 viene apprezzato in Europa, in particolare in Francia, ma accolto freddamente negli Stati Uniti. Dopo almeno un ventennio di carriera, molte cose sono cambiate.

All’inizio di quel decennio è lontana la riappacificazione con l’ex collega e amico Dean Martin (che avverrà nel 1976, dopo vent’anni di gelo tra i due artisti), da qualche stagione Lewis si dedica alla beneficenza con il programma “The Jerry Lewis MDA Labor Day Telethon”, ma la sua carriera artistica conosce una battuta d’arresto. Forse basta questo a creare nel suo intimo uno stato di inquietudine profondo, condizione che gli rende difficile affrontare con la leggerezza che lo contraddistingue un personaggio complesso come Helmut Dorque. Come accennato, pare che la personalità dello stesso Dorque sia stata stravolta dal regista. O’brien dichiara che il personaggio del clown, originariamente cinico e scontroso, sia stato trasformato progressivamente in una figura sdolcinata e malinconica da Lewis. Come in una strana sessione di psicoterapia, Lewis ha fatto a pezzi il suo personaggio, che da ruvido e difficile (com’è lo stesso Jerry nella vita reale, si vedano le sue dichiarazioni riguardo ad omosessuali, donne e disabili) è diventato troppo mansueto e rassicurante.

L’ultima e forse più inquietante questione riguarda le copie esistenti. Se Lewis considera davvero questo film indegno, perchè non ha distrutto tutte le copie? Difficile credere si tratti di un’operazione di marketing, visto che l’attore non è più un ragazzino e difficilmente potrà godere a lungo dei frutti del proprio lavoro.Jerry Lewis Non è chiaro perchè ne conservi un montaggio grezzo di cui concede la visione sporadica a poche e selezionate persone (che puntualmente stroncano il suo lavoro). Viene da credere che nonostante il fallimento del film, qualcosa leghi a doppio filo l’uomo Jerry Lewis (forse il più famoso comico ebreo) e il personaggio Helmut Dorque. Un legame oscuro, un viaggio introspettivo e selvaggio che il “picchiatello” iniziò fin dalla prima lettura del copione. Qualcosa che ha spinto Lewis a non distruggere (ma tenere nascosto) un lavoro mediocre, ma che porta con se molti più misteri di quanti si possa immaginare.